MORSI
(Marco Peano)
⭐⭐⭐⭐⭐
Natale
1996 – Lanzo Torinese
In un
paesino di montagna all’antica e strettamente ancorato alle tradizioni, Sonia,
passa le proprie vacanze insieme a sua nonna Ada.
Quest’anno
però le vacanze sono iniziate prima in quanto la scuola a causa di un’incidente
(o almeno così vogliono definirlo) ha anticipato la chiusura. Non solo: sembra
che Nonna Ada sia in qualche modo coinvolta con quello che è accaduto ma il
silenzio di cui è circondata Sonia e la sua inquietudine la spingono a voler
scoprire la verità.
“In
effetti quella che aveva tutte le caratteristiche di un’infezione si
trasmetteva con dinamiche poco chiare; bisognava tirare a indovinare.”
Insieme
al suo giovane amico Teo si avventurano in questo paesino innevato, disperso e
quasi dimenticato dal mondo circostante. Infatti, sembra proprio che il tempo
all’improvviso si sia fermato proprio come un orologio ormai scarico … tutto
tace in un silenzio che diventa presto ‘assordante’ …
“Ora che
Lanzo si era tramutata in un cimitero a cielo aperto, in un enorme fossa
comune, il becchino avrebbe dovuto lavorare a tempo pieno.”
Cosa
sta succedendo?
Perché?
MORSI è
stato un romanzo che ha saputo tenermi col fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Non appena anche io mi sono immersa in questo paesino così raccolto, forse
troppo intimo, non sapevo a cosa sarei andata incontro ma più mi addentravo nei
dettagli del posto, della casa di Nonna Ada, dei pensieri di Sonia, più mi sentivo
turbata. Nella mia testa tentavo di mettere insieme quello che credevo aver
capito essere la verità proprio come un puzzle per giungere poi alla
conclusione e constatare invece che non tutto è bianco e nero ma a volte ci
sono situazioni così velate per le quali non basta un occhio indagatore quanto
una mente profonda e attenta.
Infatti,
dal mio punto di vista l’eccezionale bravura e capacità dello scrittore Marco Peano
risiedono proprio nell’aver reso ovvia una consapevolezza che forse il lettore
non voleva accettare ma che, di fronte hai fatti narrati poi trova essere l’unica
spiegazione plausibile.
Inoltre,
l’autore è stato veramente attento e scrupoloso anche nella scelta del titolo perché
l’aver scelto la parola MORSI, acquista un significato immediato una volta
iniziato il romanzo e scoperto cosa è successo durante l’incidente ma anche un
valore ancora più approfondito se ad esempio:
- si analizza la voracità con cui Teo mangia le merendine che tiene nascoste
- Sonia che ‘soffocava l’indole curiosa, tenendosi stipate in bocca tutte le domande che le pizzicavano il cervello’
- “[…] erano davvero poche le persone con la dentiera a Borgo Loreto […] il dottor Bruna […] scoraggiava l’uso di protesi, invitando i suoi pazienti a tenersi stretta la propria dentatura [...]"
- Si menzionano le MASCHE la cui derivazione potrebbe essere dal verbo mascar che significa proprio masticare
È sicuramente
un romanzo che stupisce e colpisce. A tal proposito, mi ha colpito quanto detto
dall’autore stesso durante un incontro a cui ho assistito durante l’evento
Libri come Terra tenutosi a Marzo 2022 presso L'Auditorium Parco della Musica in cui ha definito ‘la scrittura come il caffè, ovvero va
digerita’!
Leggere
Morsi è stato proprio così: quel percorso che oso definire catartico e che coinvolge
i nostri giovani protagonisti Ada e Teo, i quali, nonostante il panico e la ferocia
della situazione, si trovano comunque a diventare più adulti, a percepire una
normalità corporea e sensoriale necessaria e tipica della loro età, viene
inizialmente assaporato, gustato ma quando poi diventa troppo e pesante (anche per
la mente umana), necessita di un ‘digestivo’ che viene servito proprio al
momento adatto. È proprio quando si inizia a digerire che allora si inizia a
comprendere.
“Quell’evento
di cui da giorni erano unici testimoni non sanciva la fine del mondo, ma solo
la fine di un mondo: il loro.”
Leggere
MORSI significa leggere veramente un romanzo che non è per forza come lo
immaginiamo e sfida ogni nostra convinzione e condizione: nel mio caso è stato
veramente un salto che ha superato ogni mia aspettativa, ha messo in
discussione il mio ruolo quale lettrice facendomi apprezzare la narrazione non
per quello che io idealizzavo o pensavo dovesse essere ma per quello che
veramente è stata ovvero un’esperienza sintetizzata nel ‘verbo del cambiamento,
spietato e necessario, è sceso su di loro come una benedizione: crescere.”
Autore: Marco Peano
Editore: Bompiani
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